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Settembre al Teatro Belli di Antonio Salines

16 Settembre 2021 - 30 Settembre 2021

Teatro Belli di Antonio Salines

Direzione: Carlo Emilio Lerici

 

Stagione 2021/2022

 

SETTEMBRE, ANDIAMO

 Comincia così la prima strofa della celeberrima poesia di D’Annunzio dal titolo “I Pastori”.

Vi si parlava delle migrazioni stagionali; un concetto che, traslato, possiamo tradurre in una riapertura delle porte del Teatro Belli leggermente in anticipo rispetto al nostro solito. E non tanto perché la nostra sala possa offrire un fresco rifugio dalla calura di questa coda d’estate, quanto per la fame di Teatro che avvertiamo esserci in giro, dopo un periodo di autentica carestia della cultura che la sola riapertura dello scorso maggio non poteva essere sufficiente a soddisfare. Motivo per cui siamo qui a proporvi, nella seconda metà di settembre, di “migrare” al Teatro Belli per questi dieci spettacoli, molto diversi l’uno dall’altro.

 Nella speranza di farvi ridere, piangere e, più in generale, emozionare; in una parola il nostro lavoro. 

Questa è la 51a stagione del Teatro Belli. La prima senza il suo fondatore Antonio Salines, al quale tutto gli artisti che partecipano questa rassegna erano legati da profondo affetto.

 La capienza del teatro terrà conto delle norme tuttora vigenti in termini di distanziamento e l’ingresso sarà consentito solo a coloro in possesso di Green Pass.

 

 

16 settembre

IN PROSA E IN VERSI

Concerto a due voci

con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini

Mentre la felice esperienza della tournée di “CASINA o le allegre comari di Plauto” non si è ancora conclusa, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini – in coppia sul palcoscenico come nella vita – continuano la loro collaborazione con il Teatro Belli con questo excursus tra prosa e poesia che parte dagli albori dei Teatro per arrivare fino a opere del novecento e dei nostri giorni. Poesie e brani di autori classici e contemporanei si fondono quindi, senza soluzione di continuità, in un tour de force attoriale pieno di suggestioni e lirismo.

 

 

17-18 settembre

MOBY DICK

un racconto di Massimo Vincenzi

tratto dal romanzo omonimo di Herman Melville

con Edoardo Siravo

messa in scena a cura di Carlo Emilio Lerici

Rappresentato per la prima volta al Festival Kals Art di Palermo, nella bellissima cornice di Palazzo Bonagia il 2 agosto del 2006, questo indiscusso capolavoro dello scrittore americano Herman Melville viene nuovamente messo in scena,  al Teatro Belli, con protagonista Edoardo Siravo e la messa in scena a cura di Carlo Emilio Lerici, in omaggio all’autore e giornalista, Massimo Vincenzi, a un anno e mezzo dalla sua scomparsa.

La storia, avventurosa e fantastica, è celebre: si narra di un giovane marinaio, Ismaele, che stringe amicizia fraterna con un “selvaggio” forse d’una tribù di cannibali, Queequeg, marinaio di lunga esperienza e suo naturale maestro. I due si imbarcano sulla baleniera Pequod il cui comandante, il capitano Achab, ha avuto una gamba sradicatagli via da una balena di enormi dimensioni e sconfinata forza, Moby Dick, dall’insolito colore bianco. Se egli come altri concorrenti cerca di arrivare per primo nelle acque dove si trovano le balene per catturarle e ricavarne il prezioso olio, scopo supremo della sua esistenza è però ritrovare il “mostro bianco” che lo ha menomato per sempre e perpetrare la propria vendetta uccidendolo. Quando riuscirà a raggiungere Moby Dick, però, in un duello mortale sarà lui a perdere la vita e l’intera nave verrà distrutta, ma Ismaele, sopravvissuto, potrà raccontarne la storia. In questa versione di Massimo Vincenzi, però, sarà il capitano Achab, interpretato da Edoardo Siravo, a raccontarci la sua caccia alla mitica creatura marina, che in questa ricerca simbolica e inafferrabile, sembra essere, in una proiezione metaforica di significati, l’idea stessa di Dio.

 

 

19 settembre

MY BRILLIANT DIVORCE

di Geraldine Aron

con Francesca Bianco

e con (in video)

Susy Sergiacomo, Fabrizio Bordignon, Martina Gatto, Germano Rubbi, Antonio Palumbo

regia video Enzo Aronica

regia Carlo Emilio Lerici

Come si fa a sopravvivere con ironia ad un divorzio e come si fa a reinventarsi la vita, da single, a cinquant’anni? Ce lo racconta Angela (Francesca Bianco), la protagonista di questa commedia brillante. La vicenda prende inizio quando Max (soprannominato Palla da Biliardo), ha da poco lasciato Angela per una giovane amante argentina. Come se non bastasse anche sua figlia se ne è andata di casa, per andare a vivere con il fidanzato. Ma prima di andarsene le ha rivelato che le scappatelle del marito andavano avanti ormai da parecchio tempo, e che lei era l’unica a non saperlo. Rimasta sola, con l’unica compagnia del suo cane Jack, Angela deve imparare a fare i conti con la sua nuova condizione di “single involontaria”. Alternando la rabbia nei confronti del marito traditore, attimi di gioia per la libertà ritrovata, la speranza per un’eventuale riconciliazione e la riluttanza nel firmare le carte per il divorzio, Angela ci fa ridere e commuovere mentre racconta le sue avventure per ricostruire la propria vita; dalla help line telefonica per aspiranti suicidi alla visita in un sexy shop, passando per appuntamenti con uomini improbabili e pacchetti vacanze per single. Il tutto accompagnato dai fuochi d’artificio che scandiscono il passare del tempo.

Una trama semplice, ma assai frequente nella vita di molte donne, che si cala con leggerezza nei temi della solitudine, di come un genitore debba affrontare la separazione dai propri figli diventati grandi e di come una donna, che si è sempre vista come moglie e madre, improvvisamente debba ricostruire una propria dimensione personale, libera da questi ruoli tradizionali. Un racconto al femminile che molto ci dice di come la società vede le donne singles, contornato da voci e personaggi della vita di Angela, in parte interpretati dalla stessa Angela e in parte presenti nei video con i quali la stessa Angela dialoga.

 

 

20 settembre

VIVA LA VIDA!

Frida Kahlo e Chavela Vargas

di Valeria Moretti

con Francesca Bianco ed Eleonora Tosto

alla chitarra Matteo Bottini

regia Carlo Emilio Lerici

Frida Kahlo ha 18 anni quando in un incidente il corrimano di un autobus le trafigge la schiena, dal bacino alle spalle. Rischia di morire, ma riesce a sopravvivere ed è costretta a rimanere a letto per mesi. E’ allora che comincia a dipingere, iniziando a ritrarre se stessa, l’unico soggetto che riesce a vedere, riflesso in uno specchio sul soffitto. Da qui parte il suo racconto a Chavela Vargas, mitica cantante messicana, in un viaggio poetico e visionario che, intrecciando musica e teatro, ci conduce nella vita di una delle figure più carismatiche della cultura messicana. Ieri, come oggi, intensità e passione.

Dall’amore con Diego Rivera, che lei stessa definiva “il secondo incidente grave” della sua vita, agli anni rivoluzionari e al rapporto con Trockij.

Francesca Bianco, che dà voce alla pittrice, ed Eleonora Tosto al canto che interpreta le canzoni di Chavela Vargas, accompagnate alla chitarra da Matteo Bottini, si alternano in uno scambio di emozioni e suggestioni oniriche, nelle quali arte, musica e vita appaiono imprescindibili.

 

 

22 settembre

L’ASSEDIO

La guerra dei condottieri

di Germano Rubbi

con Fabrizio Bordignon, Paolo Pinelli, Germano Rubbi

aiuto regia Gabriela Carmen Marin

suggestioni musicali Francesco Verdinelli

regia Germano Rubbi

Lo spettacolo racconta una delle vicende militari più significative della vita di alcuni capitani di ventura più astuti e coraggiosi del XV° secolo: la battaglia per la liberazione di Brescia. 

Il racconto, presentato sottoforma di mise en espace  dialogata,  darà voce ad alcuni di questi personaggi che appariranno in prima persona: ripercorre tutte le vicende legate all’assedio di Brescia e alla spedizione in Trentino nell’inverno del 1440 con tutte le dinamiche storico politiche che hanno dato vita a questo episodio. I sotterfugi per la presa del potere, le scorribande improvvise dei nemici e le battaglie condotte sul campo, unite alle strategie diplomatiche, vengono qui rappresentate in un racconto in cui la voce dei protagonisti ripercorrono non solo le vicende narrate, ma anche le sensazioni, le paure e le certezze dell’uomo alla guida dei suoi soldati pronti a seguirlo nelle sue imprese. Erasmo da Narni, Braccio da Montone, Niccolò Piccinino ed altri parlano in prima persona, e questo è già un avvenimento, riportando in vita le sensazioni ed i ricordi in un racconto in cui, non è tanto la descrizione dei fatti narrati a coinvolgere lo spettatore, quanto il punto di vista dei narratori riguardo lo svolgersi degli eventi di cui sono stati protagonisti attivi.

Le notti passate a studiare la strategia migliore, le marce forzate accompagnate dalla fatica e dalle imprecazioni, l’odore dolciastro del sangue e quello acre del sudore sul campo di battaglia: i capitani di ventura svuotano la propria memoria raccontando tutto ciò che, sui libri di storia e nelle cronache, non viene mai descritto: la dimensione umana.   

 

23 settembre

QUEL MATTINO D’APRILE

13/04/1944 Storia di una rappresaglia

di e con Germano Rubbi

con la partecipazione di

Fabrizio Bordignon, Giuseppe Cattani, Gabriela Carmen Marin

aiuto regia Gabriela Carmen Marin

suggestioni musicali Francesco Verdinelli

regia Germano Rubbi

Lo spettacolo vuole ricordare il tragico episodio di rappresaglia tedesca avvenuto a Calvi dell’Umbria nella primavera del 1944, quando 16 civili furono fucilati nella pubblica piazza perché sospettati di collaborare con i partigiani. Uno degli innumerevoli episodi di vera e propria guerra preventiva nei confronti dei civili, organizzata e voluta con particolare ferocia dal comandante in campo delle forze armate tedesche dislocate in Italia.

 

 

24-25 settembre

CIOCCOLATO ALL’ARANCIA

di e con Martina Gatto

regia e supervisione drammaturgica Dafne Rubini

direzione creativa Ivan Specchio

suono Giulio Gaigher

luci Alessio Pascale

scene Ambrabà

aiuto regia Federica Biondo

Ci sono momenti nella vita in cui tutto ciò che abbiamo attorno sembra cambiare improvvisamente. È come se un terremoto aprisse una voragine. Gli interrogativi prendono il sopravvento e si mette tutto in discussione. La scoperta di un piccolissimo, ma rivoluzionario, problema di salute, mette la protagonista nella condizione di passare in rassegna la propria vita, i rapporti umani e gli obiettivi raggiunti. Una fila dal gelataio e l’incertezza nello scegliere il gusto del cono innescherà un diluvio di aneddoti, racconti, scorci malinconici e gag tutte da ridere che vedranno il pubblico inevitabilmente coinvolto. Perché a volte, per riconoscere quel che ci piace davvero, dobbiamo avere il coraggio di perderci

 

 

26 settembre

LA GELOSIA NON E’ PIU’ DI MODA

di Eleonora Tosto

con Susy Sergiacomo e Eleonora Tosto

al pianoforte Danilo Blaiotta

Nell’Italia degli anni venti, contemporaneamente all’avvento del regime fascista, la radio (con un ruolo prestabilito per la costruzione del consenso, tanto quanto, in seguito, il cinema) – entra nelle case degli italiani e, diffonde ed amplifica le produzioni delle grandi orchestre e delle cantanti e dei cantanti che propongono il repertorio nazionale e internazionale. In quegli anni arriva e si diffonde, con crescente successo, la musica jazz. Dopo l’emanazione delle leggi razziali del 1938 il genere è censurato nelle radio ed è bandito il suo ascolto. Il jazz viene bollato come genere sovversivo “negroide e melenso” e, quindi, nemico della “patria italica”. Per il jazz in Italia inizia una fase difficile e controversa che genera le drammatiche esperienze della censura nei confronti della musica e dall’espulsione dall’Eiar, degli stessi musicisti e cantanti che la eseguono. Tutto ciò dà origine ad un fenomeno estremamente interessante: la rielaborazione musicale nella quale lo spirito ricettivo dei primi jazzisti italiani supera i divieti del regime dando vita ad un genere (lo swing) che ingloberà elementi di tipicità locale e elementi ritmici appartenenti al jazz. Lo spettacolo – tra canzoni e brani teatrali che raccontano fatti veri della memoria collettiva di quegli anni – mette in scena gli anni dal 1922 al 1945, scanditi dalle musiche che trasmetteva l’EIAR. Creola, Silenzioso slow, Fiorin fiorello, All of me, Ba-ba- baciami piccina, La gelosia non è più di moda, Mille lire al mese, Ma l’amore no, Vivere, The man of love, Ma Pippo non lo sa, Maramao, Non ti scordar di me, Pe lungotevere, Ninna nanna sotto le bombe, Solo me ne vo per la città, In the mood, Rosamunda. In scena due cantanti-attrici (madre e figlia) accompagnate al pianoforte dal jazzista Danilo Blaiotta.

 

 

27 settembre

LAMPEDUSA

Austine e Selima, Diario di un naufrago e di un amore

prose in versi di e con Tonino Tosto

musiche Badara Sek, Aliou Hero

La fuga, la paura, la disperazione. E poi la speranza e l’amore. Sono i sentimenti rappresentati in Lampedusa”, opera ispirata al diario del giovane Austine che racconta la sua fuga dal Delta del Niger per raggiungere il “nuovo mondo”: l’Europa. Il testo, prosa in versi scritti e interpretati da Tonino Tosto, racconta le traversie, le violenze, l’abbandono nel deserto, i compagni di viaggio che non resistono, il lavoro da schiavo, il miraggio del mare, la partenza, l’incontro con Selima. Una giovane che – anche lei in viaggio verso l’Eldorado europeo, ha dovuto sopportare ogni tipo di violenza. Tonino Tosto reciterà i suoi versi accompagnandoli con immagini e avvalendosi della collaborazione di un jazzista sensibile e creativo come Antonello Salis, che ammanterà con le sue musiche il racconto di Austine e Selima. “Lampedusa” è tratto dalla storia vera di Austine Osajande, giovane nigeriano fuggito dal proprio paese alla fine del 2008, dopo l’uccisione del padre da parte di membri del movimento rivoluzionario Mend.

 

 

29 e 30 settembre

AMAZONIANI!

real drama di Marco Veruggio

con Fabrizio Apolloni, Tiziana Bagatella, Ciro Borrelli, Daniela Giordano,

Riccardo Graziosi, Valentina Martino Ghiglia, Lena Sebasti

musiche Dario Arcidiacono

regia Daniela Giordano

Uno spettacolo “scritto” assemblando pezzi di realtà tratti dalla stampa e dai social e testimonianze dirette sul mondo dei lavoratori Amazon, coi loro sogni, la loro vita concreta e le loro contraddizioni. Quattro capitoli che si snodano per una durata di circa un’ora di spettacolo e raccontano i problemi quotidiani dei lavoratori fuori sede (casa e trasporti), il lavoro dentro il magazzino, le aspettative di ottenere un posto di lavoro a tempo indeterminato e, accanto a quella dei dipendenti impegnati dentro i magazzini, la dura vita dei driver che portano i pacchi contenenti i nostri acquisti nelle nostre case. Un tentativo di elaborare un teatro attento agli aspetti sociali della cronaca, al legame tra economia, società e territorio e al protagonismo della gente comune, le cui voci abbiamo cercato di riprodurre in una dimensione di verità in

cui sono gli stessi protagonisti della vita sociale a parlare e il “filtro” autoriale è ridotto al minimo. Sette attori sul palco impersonano alcune decine di “amazoniani” che dialogano tra di loro sui diversi temi in una successione ininterrotta e a ritmo incalzante, come in una vera e propria “chat”. Uno spettacolo reso più attuale dal fatto che sullo sfondo compare il tema della pandemia e dell’impatto che essa ha esercitato sulla possibilità di spostamento e quindi sulla stessa vita quotidiana anche di questi lavoratori. È possibile raccontare il lavoro e più in generale la realtà in modo nuovo, attraverso una metodologia che combini l’evocatività e le suggestioni della “fiction” con l’oggettività della cronaca e, facendo un passo in più, dell’inchiesta sociale? E questo metodo può prefigurare un nuovo ruolo del teatro come strumento di indagine analitica della società contemporanea in febbrile evoluzione, trovando in questa metodologia anche un mezzo per rilanciare un’arte in crisi di pubblico e in quest’anno e mezzo anche penalizzata dalla pandemia? Possiamo operare questa scelta anche attraverso la ricerca di un linguaggio innovativo, che attinge anche dalla morfologia e dalla semantica dei media e dei social network e che tratta temi seri con la leggerezza dell’ironia? Sono queste le motivazioni che ci hanno spinto a creare questo spettacolo sperimentale e che ci fanno desiderare di rappresentarlo in una fase così delicata a densa di interrogativi e di incognite nella vita del nostro paese.

 

 

orario spettacoli

dal lunedì al venerdì ore 21,00

sabato e domenica ore 18,00

 

orario botteghino

dal lunedì al venerdì dalle ore 18,00 alle 22.00

sabato e domenica dalle ore 15.30 alle 19.00

orario segreteria

lunedì – venerdì ore 10,00/18,00

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Dettagli

Inizio:
16 Settembre 2021
Fine:
30 Settembre 2021

Luogo

Teatro Belli di Antonio Salines
piazza Santa Apollonia, 11a
Roma, 00153 Italia
+ Google Maps
Telefono:
06.5894875
Sito web:
www.teatrobelli.it
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