ESTERNO NOTTE di Marco Bellocchio

 di Leonardo Campara

 

Oggi è il tempo della responsabilità.

Una dichiarazione d’intenti quella di Aldo Moro, che suona come una condanna post mortem non tanto per i suoi aguzzini, quanto per lo stato maggiore della Democrazia Cristiana, nelle cui orecchie, queste parole, riecheggiano tuonanti la condanna della Storia.
È questo il nuovo taglio dato dal regista Marco Bellocchio al suo Esterno Notte, in uscita al cinema in due tranche filmiche, ma prossimamente in onda sul piccolo schermo diviso in 6 puntate, ognuna delle quali analizzerà, in modo seppur romanzato come conviene ad un cineasta del suo livello, la controversa vicenda storica che più ha scosso la politica e l’immaginario culturale italiano del secondo dopoguerra: il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro.

Il prodotto, largamente apprezzato anche nella severa giuria del festival di Cannes, ripercorre le tracce (perchè è il caso di usare termini investigativi propri del giallo) del rapimento Moro attraverso gli occhi dei suoi protagonisti esterni, per l’appunto, con l’obbiettivo di raggiungere quella completezza formale e contenutistica che il regista Bellocchio aveva immaginato a partire dal precedente correlativo Buongiorno, notte del 2003.
Se in Buongiorno, notte Bellocchio indaga le dinamiche interne alla cerchia ristretta degli esecutori materiali del rapimento e della detenzione di Moro, ora c’era bisogno di una panoramica analitica su ogni protagonista coinvolto dall’esterno, ma talvolta molto più internamente dei brigatisti stessi.

Per far ciò Bellocchio si è avvalso dello strumento comunicativo per eccellenza in fatto di indagine psicologica dei singoli personaggi, garante di pluralità interpretative di un singolo evento: la serie TV. La narrazione non è univoca, ma è piuttosto parcellizzata e scandita da diversi protagonisti che passano cronologicamente dalle figure politiche di Andreotti, Zaccagnini e soprattutto Cossiga, alla storia familiare della vedova Moro, passando per i ruoli non indifferenti svolti e dalla Chiesa e dai brigatisti “esterni” Valerio Morucci ed Adriana Faranda.

Filo rosso che collega tutte queste storie parallele ed al contempo intrecciate tra loro, è proprio il presidente della DC, nonchè architetto del compromesso storico, Aldo Moro, interpretato in maniera sovrapponibile all’originale da un magistrale Fabrizio Gifuni. La lettura ucronica di Buongiorno, notte persiste nella memoria di Bellocchio che produce diversi colpi di scena artistici, pur rimanendo fedele alla veridicità storica, avulsa dalle dietrologie che negli anni si sono accumulate attorno al caso Moro. Quel che si evince dalla visione del prodotto è un generale interesse del regista per l’interiorizzazione del dramma vissuto da parte dei singoli; indagare come ogni attore della vicenda ha percepito il soccombere della storia tra i cinismi di Andreotti e Berlinguer, i trasporti emotivi della famiglia Moro, l’ipocrisia bipolare di Cossiga e l’entusiasmo altalenante dei brigatisti “esterni”.

Il tutto per una pellicola completa; un prodotto di cinema d’autore (ad esempio le immagini oniriche del calvario della croce trasportata da Moro al seguito dei suoi compagni di partito o la visione della Faranda del fiume dantesco con il corpo esanime del presidente), connesso ad un esplicativo e veritiero racconto di quel che ha rappresentato il sanguinoso ’78 per la storia d’Italia. Il film distribuito da Lucky Red annovera l’élite del cinema italiano, da Toni Servillo a Margerita Buy, al fianco del protagonista Fabrizio Gifuni.

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