Damien Hirst e la mostra “Archaeology now”

Alla Galleria Borghese di Roma è possibile visitare dall’8 giugno al 7 novembre 2021 la mostra dell’artista britannico Damien Hirst Archaeology now, curata da Anna Coliva e Mario Codognato, grazie al supporto di Prada. Si tratta di oltre 80 opere della serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable, sculture in bronzo, marmo di Carrara e malachite, agata o lapislazzuli e tanti altri materiali.

L’intento della mostra è di indagare la vastità dei fondali marini riportando letteralmente a galla delle opere datate che però fuori dall’acqua assumono delle connotazioni spettacolari. A ravvivarle è un fitto rivestimento di coralli, conchiglie e alghe.

Inizia il tuffo nell’arte. 

Fra le stanze monumentali in cui riposa l’arte classica romana e la pinacoteca del Rinascimento e del Seicento Italiano, sono disposte le opere contemporanee di Damien Hirst. Opere che quasi si nascondono dietro la ricchezza culturale di un patrimonio artistico così di rilievo, tanto che il visitatore nel trovarsele davanti, a primo impatto è abbagliato dalla loro visione. Saltano subito all’occhio i colori vivaci che le contraddistinguono. L’ampio spettro di forme irregolari si lascia scoprire lentamente. Passo dopo passo si viene condotti in contesti onirici.

L’indiscutibile creatività di Damien Hirst è andata a realizzare duplicati della stessa opera, alcune spogliate dai dettagli, e altre cariche di decorazioni camaleontiche. Le affianca per creare contrasto. È il caso di Children of a Dead King o The Severed Head of Medusa.

Si alternano antiche figure mitologiche, fra cui Neptune o Proteus, passando dalla gigante tuffatrice mozzafiato, The Diver. Il corpo femminile con le sue grandi braccia sembra poter raccogliere tutte le onde dell’oceano, simboleggiando un’inarrivabile potenza. Una simile possanza è inglobata nella scultura colossale Hydra and Kali, situata nel Giardino Segreto dell’Uccelliera, dove la coraggiosa dea Ecate domina lo spazio, colta in un duello con un mostro dalla coda di serpente.

Si arriva poi a interfacciarsi con un’adorabile leggerezza 2.0, che proviene dai volti inconfondibili dei Cinque amici della Disney: Topolino, Minnie, Paperino, Pippo e Pluto. La fiabesca comitiva dimostra come ogni soggetto possa di per sé diventare un reperto archeologico, e non per forza devono essere i segni del passato a definirne la qualità. Talvolta può bastare farsi dominare dalla fantasia.

Anche i dipinti Colour Space rientrano nella collezione. Le pitture ritraggono delle “cellule al microscopio”. Centinaia di puntini dalle tinte calde ricoprono tele dalle dimensioni disparate. E’ facile chiedersi se mettendole vicine ci regalino un’inaspettato colpo di scena. Damien Hirst ci lascia con una vaga sensazione di astrattezza.

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Elena Salvati

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