di Roberto Berlini

 

Tra una bossa nova e un ritmo sincopato, il Cinzia Tedesco 4et ha proposto in chiave jazz i più celebri motivi di Verdi e Puccini. L’esito è stato tutt’altro che scontato, quando c’è la grazia e il buon gusto è difficile rimanere delusi.

Nella suggestiva cornice del Parco Archeologico dell’Appia Antica, di fronte al Mausoleo di Cecilia Metetella, dal 1° al 10 ottobre 2021 si è svolta la II edizione di “Around Jazz”. La manifestazione è promossa dal Parco Archeologico dell’Appia Antica, ed è inserita nel tradizionale “Festival Dal Tramonto all’Appia”. Il progetto è nato da un’idea di Marco Massa e la direzione artistica è di Fabio Giacchetta.

Iniziamo con il dire che non è facile seguire la musica jazz circondati da tanta bellezza archeologica: tuttavia un punto d’incontro, un appiglio, si può avere nella chiesa gotica di San Nicola che fiancheggiava il pubblico all’interno del Castrum Caetani. Ora vi chiederete cos’abbia in comune l’architettura gotica con la musica Jazz. Le epoche sono sicuramente differenti, ma entrambe queste forme artistiche hanno l’ambizione dello slancio, della leggerezza e della modernità.

A tradurre musicalmente questo connubio ci ha pensato il Cinzia Tedesco 4et “Jazz Trip” nella serata del 6 ottobre, in una doppia replica alle ore 19 e alle 21. Il paesaggio suggeriva il dialogo tra classico e moderno: con il classico espresso dal fregio del tempio di Cecilia Metella e il moderno dal gotico delle finestre trilobate della chiesa di San Nicola. Tutto questo veniva espresso in musica nella scelta del repertorio proposto, dove si sono presentate in chiave jazz alcune tra le più note arie di Puccini e Verdi con un avvio di concerto dedicato a Bob Dylan con “Lay Lady Lay” dal primo cd dell’artista tarantina Like a Bob Dylan.

Così Cinzia Tedesco che proprio oggi riceverà il Premio Internazionale d’eccellenza per il suo contributo alla diffusione della musica jazz coniugato alla miglior tradizione del melodramma italiano,  ha superbamente cantato passando con la naturalezza che appartiene ai grandi, dalla Celeste Aida alla Manon Lescaut diIn quelle trine morbide”, per approdare alla Boheme  di “Che gelida manina”, vestendole di sonorità jazz tra gli applausi scroscianti del pubblico. Segnaliamo a tal proposito i dischi Verdi’s Mood e il più recente Mister Puccini in Jazz da cui era tratto gran parte del repertorio della serata. C’è da dire che Cinzia è stata altrettanto brava anche nel presentare la serata: creando situazioni interessanti e raccontando aneddoti simpatici che hanno creato da subito empatia con il pubblico. Tra le esecuzioni, Cinzia e stata capace di raccontare in modo spigliato quello che cantava, accompagnando il pubblico a comprendere e apprezzare maggiormente le sue scelte artistiche.

Era possibile cogliere questo dialogo architettonico – musicale grazie alla felice scelta, da parte della direzione artistica della rassegna, di dotare la location di tensostrutture che permettevano da un lato di essere protetti dal fresco di queste giornate di inizio autunno, e dell’altro di poter vedere, attraverso i teloni trasparenti, il paesaggio circostante. Gli arditi, e riuscitissimi, arrangiamenti sono del pianista della serata Stefano Sabatini. Al contrabbasso abbiamo sentito Dario Rosciglione che nei momenti più hot dell’esecuzione ha saputo dare particolare dinamismo alle varie interpretazioni. Da sottolineare l’ottima impronta ritmica data da Pietro Iodice alla batteria a tutte le esecuzioni: peccato solo che abbia avuto pochi momenti per avere degli assoli in cui potersi esprimere singolarmente. La batteria è per eccellenza lo strumento musicale nato dal Jazz ed è bene esaltarne questo primato. Bis di chiusura con “Once upon a Time” dell’intramontabile menestrello Dylan a suggello di una perfomance che Cinzia Tedesco e i suoi musicisti hanno condotto con la solita maestria dei grandi talenti del jazz italiano che in questo Paese artisticamente “bislacco” conoscono ancora in troppo pochi.

 

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