di Giulia Pernaselci

 

Una “Chef” dal nome sconosciuto, a capo della gestione di un ristornate all’interno di un carcere femminile si appropria del palco del Teatro Belli. L’omonimo spettacolo è andato in scena il 16 e 17 novembre per la rassegna TREND – Nuove Frontiere della Scena Britannica, a cura di Rodolfo Di Giammarco.

Una scenografia inconsueta va a realizzare le mura di una cucina innalzate da vetri dentro cui un’anima lacerata cerca di rimettere insieme i pezzi di una vita non del tutto serena. Viola Marietti, sembra essere rinchiusa in una scatola, nella quale si sente prigioniera, sacrificando attimi di libertà da dedicarsi.

L’attrice con una svelta prontezza scompone e ricompone i pensieri che le passano per la testa. Dimenandosi su un pavimento bagnato, vede affogare le sue consapevolezze in un mare gelido, lo stesso che, le scorre sotto i piedi. Un panno e un secchio assistono alla toccante recitazione, rivelandosi degli ottimi interlocutori.

Il lavoro dei sogni della Chef non le restituisce le attenzioni che lei mette compiaciuta nella preparazione dei piatti. Un’ulteriore insoddisfazione deriva dall’indifferenza ricevuta nell’infanzia da parte del padre. La morte lo colpì lasciando nella figlia un senso di vuoto. Un simile vuoto glielo lascia la scomparsa di una cara amica e collega, che, con un coltello, si tolse la vita davanti i suoi occhi. Questo suicidio viene mal interpretato dai giudici, che la considerano colpevole data la sua presenza nel momento del decesso.

Attraverso l’eccezionale monologo di Sabrina Mahfouz, la protagonista confessa i propri scheletri nell’armadio, aprendosi a un dolore penetrante. Lo fa levandosi di dosso, a poco a poco, i vestiti. Sul finale resta completamente spoglia da sovrastrutture, dentro e fuori di sé. Il corpo è nudo.

L’espressione che è apparsa sul volto del pubblico è stata sicuramente di stupore. Per quanto si sia rimasti di stucco, nessuna forma di scalpore è entrata in competizione con l’appassionante storia della donna.

 

progetto di Viola Marietti, Katarina Vukcevic, Marina Conti
supervisione registica Serena Sinigaglia
traduzione Monica Capuani
scene Marina Conti
costumi Katarina Vukcevic
luci e suoni Roberta Faiolo
assistente alla regia Carola Rubino
produzione Centro Teatrale Bresciano

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