“Che disastro di commedia”, ma quante risate al Teatro Orione

Sbellicarsi dalle risate, risate di pancia, prolungate, questo è l’effetto che si prova a primo acchito in uno spettacolo del genere. Che disastro di commedia”ha strabiliato per la diligenza della fatica artistica, la quale si avvale di uno sforzo sia di memoria che fisico, per la regia di Mark Bell e traduzione di Enrico Luttmann. Dopo Londra, Broadway, UK, Australia la commedia è attualmente in scena in Italia al Nuovo Teatro Orione dal 2 al 26 febbraio 2023. 

 Che disastro di commedia ha vinto tra i tanti riconoscimenti, due Olivier Awards, un WhatOnStage Award, un BroadwayWorld Uk, un Premio Molière, un Tony Award e un Drama Desk. La direzione del Teatro Orione nel cartellone raccomanda pièce spesso pluripremiate per favorire una rinascita culturale del quartiere Appio. Molto ambita è anche la capienza della sala, per cui il teatro è il quarto della capitale con 980 posti a sedere.

Le doti del cast non hanno smentito il successo mondiale ottenuto dalla rappresentazione, evitando con classe di rimanere intrappolato negli eccessi della linea autoriale. Sul palco: Stefania Autuori, Massimo Genco, Viviana Colais, Igor Petrotto, Valerio Di Benedetto, Alessandro Marverti, Matteo Cirillo, Marco Zordan

Due commedie proseguono il loro corso. Gli alibi rovinosi di un omicidio in casa Haversham perpetrato negli anni ’20 nel West End, diventano per noi Che disastro di commedia. Una compagnia amatoriale investe di errori il pubblico, misto di adulti e bambini in gran numero. Non c’è storia, la bravura degli attori, quelli veri, è veramente inopinabile visto che con spregiudicatezza fanno perdere il controllo delle reazioni di riso.

CHE DISASTRO DI COMMEDIA – Teatro Il Parioli – Roma
Che disastro di commedia

Fra colpi di pistola, inciampi bruschi, battute dimenticate, tempi scenici sbagliati, parti della scenografia che crollano, la costante è la delirante imprevedibilità degli incidenti che seguono a ruota. Persino il tecnico del suono subisce delle cadute di stile. Viene costretto a recitare fra il disagevole contesto che si palesa, quando lui voleva solo ascoltare il cd dei Duran Duran dalla sua postazione di lavoro, da dove esprime dissenso e disinteresse.

Carpire degli inceppi, degli elementi vacillanti, risulta una sfida. Date gli scambi comunicativi dei personaggi con lo spettatore, esso è l’unico che può fregarli per capire se nell’errore riescano a mantenersi distaccati e preparati. Ideali quindi le richieste pretenziose della platea, come il bacio tra due protagonisti maschi. E perché non aumentare la posta in gioco nel punzecchiarli per chi andrà a vedere prossimamente. 

Da notare che sul finale il mantenimento della serietà traballa, forse per la stanchezza. Si allentano le prese, ma senza recare disturbo, la si è buttata a ridere ancora con più gagliardia. Il “tutto può succedere” scoppia.

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