di Laura Dotta Rosso

 

Chi di noi non è legato a una canzone precisa? Chi non ha una colonna sonora della sua vita? “Bene, Bravi, Benni” spettacolo andato in scena al Teatro Testaccio dal 31 ottobre al 3 novembre è un piccolo mondo in black out. Ci si ferma ad ascoltare il racconto narrato e cantato da Giogiò Rapattoni, Gerolamo Alchieri e Margherita De Risi, incorniciato da un pianoforte, un basso, una chitarra, un tavolino, delle sedie e l’immancabile schotch.

L’immagine che si ha davanti è quella di un pianobar dove i protagonisti ondeggiano schioccando le dita per accompagnare le canzoni, tre libri illuminati diventano incredibili ventagli e subito il nostro pensiero viene ricondotto al cabaret, dove le donne ballavano sdraiandosi sul pianoforte, il pubblico si accomodava sulle graziose sedie anni 50, per godere di una serata all’insegna della leggerezza, e a volte per dimenticare quello che si era stati durante la giornata. “Cheek to Cheek” “Love and Marriage” “i sogni son desideri” queste, solo alcune delle meravigliose melodie interpretate per accompagnare i racconti di Stefano Benni.

In questo spettacolo c’è un po’ di tutto: gli attori che si prendono in giro tra di loro, che bevono alcol sul tavolino ma poi si girano per bere la bottiglietta d’acqua,il teatro nel teatro, il suono dell’Hang che spezza la frenesia dei dialoghi, il mettere in beffa concorsi come miss Italia nel quale si evince un’intelligenza mediatica che non spaventi lo spettatore perchè tanto “lo strafalcione fa simpatia”. Il racconto è piacevole, simpatico ma si ha l’impressione di assistere a piccole storie poco collegate tra loro, a volte le canzoni sembrano essere inserite per far notare la bravura degli interpreti e svolgere la funzione di collante, più che per dare un vero e proprio senso di continuità alla drammaturgia.

Le musiche, in ogni caso, risultano un vero piacere, ti catapultano in un’atmosfera elegante e raffinata e la bravura dei musicisti Toni Pancella, Pietro Pancella, Christian Mascetta riesce a lasciare un segno. “Posso far tutto ma meglio di te” il motivetto della canzone rimane impresso, Giogiò Rapattoni e Gerolamo Alchieri tengono il palco con destrezza, Margherita De Risi ,per la sua giovane età, riesce a farsi notare e a svolgere il suo ruolo dignitosamente. La colonna sonora della rappresentazione termina, i libri diventati ventagli luminosi spiccano nuovamente nel buio della sala,ma questa volta, con un piccolo gesto, gli attori chiudono le pagine perchè “Sono le piccole cose che amo di te”.