Bazar mediterraneo

“Bazar mediterraneo”: un viaggio sulle coste del Mare nostrum

Sulla bellissima copertina di un azzurro marino, sopra una vecchia macchina da scrivere, si erge la figura di Ulisse. In questo caso non è lui a ritrovarsi in un viaggio lungo ed estenuante, ma l’autore e giornalista Alberto Negri. Con “Bazar mediterraneo”, uscito a dicembre per GOG edizioni, ci porta con sé alla scoperta della storia, della cultura e della vita difficile e sanguinosa di sette città del Mediterraneo.

Un racconto crudo del bazar mediterraneo

Non è un racconto felice e scordatevi di trovare quell’atmosfera orientalista, intrisa di mistero e nostalgia, a cui un viaggio del genere potrebbe far pensare. No, il mondo descritto è crudo. È il mondo di un inviato di guerra che da quarant’anni è in giro per testimoniare l’orrore dei morti, la distruzione dei popoli. Perché questo è quello che succede ogni volta, a rimetterci è sempre il popolo, vittima passiva di un gioco troppo potente o massa attiva per cercare di lottare contro i soprusi.

Il libro non è neanche un manuale, una ricostruzione prettamente storica di determinati eventi o un reportage d’autore. Come dice il titolo il libro è un bazar di racconti. È un insieme di storie vissute dal giornalista che si mischiano al richiamo della storia passata. Vi troviamo evocazioni culturali, aneddoti nascosti e tante immagini, metaforiche, di città e popoli che hanno vissuto sulla propria pelle una vita dinamica ma stancante, ricca di cicatrici.

Quello che Negri scrive sembra un flusso di coscienza. È un quadro disordinato, nella maniera più positiva, di ciò che gli ronza in testa, di quello che ha visto, letto, immaginato e ricordato. Si viaggia attraverso le sue memorie, attraverso il racconto di altri intellettuali – scrittori, registi, attori, artisti – che ritraggono ogni città da un punto di vista diverso.

Le città, tra passato e presente

L’odissea del giornalista comincia ad Algeri dove ci racconta di una città che trasforma il suo volto, senza scordarsi del sangue sacrificato per le battaglie anticolonialiste degli anni ’50 e dei primi ’60. Ci si muove verso Tripoli, Libia. Un paese massacrato che oggi non esiste più nella sua unità. Diviso nelle regioni di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan si è ritrovata con la povera eredità della morte del Rais Gheddafi, potente dittatore che riuniva le fila, prima avvicinato e poi abbandonato dall’Italia durante le primavere arabe.

Dalla Libia al Libano, Beirut per la precisione. Il racconto della capitale libanese è emozionante. Una città dal sapore nostalgico, un’oasi felice nel marasma del Medio Oriente. Amata dagli occidentali ha sempre stregato e spesso trattenuto i visitatori stranieri. Con grande tristezza assistiamo ai colpi che l’hanno ferita quasi a morte: dalla guerra civile degli anni ’80 alle più recenti crisi finanziarie aggravatesi dopo l’esplosione al porto di Beirut del 2020. Da qui ad Alessandria d’Egitto, dove si cerca ricostruire quella storia che la vide custode della cultura.

Si va poi a Salonicco. Una splendida città greca con una storia nascosta. Nelle trame delle guerre balcaniche ma anche del Medio Oriente, riviviamo il racconto degli ebrei di Salonicco, dei Donmeh convertiti e dei loro destini. Si finisce poi nella città forse più bella, Istanbul. Testimone di un’alternanza al potere laica e islamista, dopo l’impero ottomano, ha visto la bellezza dell’arte ma anche la violenza e l’autoritarismo. Una Turchia e un presidente che giocano coi grandi, per il potere in Medio Oriente contro l’Iran, i suoi rapporti con la Russia le drammatiche e sconcertanti azioni di pulizia etnica.

Bazar mediterraneo” ci porta a vedere dei luoghi che cambiano sotto i colpi della storia, che, si sa, difficilmente è pacifica.

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