di Leonardo Campara

 

La regista californiana Clio Barnard porta in sala un film carico di speranza all’interno di un contesto difficile che è stato apprezzato dalla giuria dei BAFTA (2 candidature) e premiato ai British Indipendent Awards. Sullo sfondo grigio di una classica città industriale inglese, nello specifico Brendford nell’ovest dello Yorkshire, si costruisce la storia di un incontro, come recita il titolo del film, dal carattere quotidiano ma casuale. Ava (Claire Rushbrook) è una maestra che tiene a specificare il suo lavoro di sostegno alle difficoltà di una bambina. È una madre matura ed una giovane nonna d’origine irlandese, con un passato travagliato alle spalle e due precedenti matrimoni da cui ha avuto due figli, uno dei quali, Callum (Shaun Thomas), da un naziskin che la picchiava quotidianamente all’insaputa del figlio. Alla morte del violento padre, la cui epifania nel film è rappresentata dagli scarponi militari con i quali la malmenava, non aveva più trovato stabilità sentimentale e si divideva tra il sostegno al lavoro, ai figli, ai nipoti e alla sorella bipolare.

 La storia che viaggia inizialmente su un binario parallelo è quella di Ali (Adeel Akthar), ragazzo di origine bengalese, la cui età non è ben specificata, ex dj ed ora proprietario di appartamenti. Dal carattere giocoso da eterno Peter Pan, Ali è costretto a crescere a causa delle vicissitudini della vita, dal matrimonio fallito da separato in casa con la giovane e studiosa consorte Runa (Ellora Torchia), anche lei bengalese e costretti per obblighi morali e religiosi a fingere che la loro unione sia ben salda al sacro vincolo del matrimonio. Ramo di collegamento tra Ava e Ali è la bambina assistita a scuola da Ava, che Ali accompagna al posto dei genitori, affittuari di uno dei suoi appartamenti, con i quali ha stretto un rapporto d’amicizia sincero. Nello sviluppo quanto mai comune del loro rapporto, ci pensa il figlio di lei, Callum, ad ostacolare la loro relazione, in quanto percepisce una forma di tradimento nei confronti del padre deceduto. 

La vicenda si articola in diversi momenti alternati tra spensieratezza e malinconia in un contesto sociale complesso, mostrato dalla regista Clio Barnard, che sceglie ancora Brendford come sfondo per descrivere i disagi della working class in una maniera che ricorda, in parte e con le dovute differenze, il cinema di Ken Loach. La musica rappresenta il punto di incontro tra i due amanti che rompe i confini delle diversità in una bellissima scena in cui i due si cimentano in una performance canora, ascoltando nello stesso momento due canzoni diverse nelle cuffie e sovrastandosi l’un l’altro le voci. Sono diversi i momenti in cui la musica rappresenta a tutti gli effetti un personaggio del film, come ad esempio nella sequenza di scene dionisiache in cui Ali balla con le cuffie sopra il tettuccio della sua auto familiare, al ritmo di una psichedelica musica da discoteca, attraverso la coltre nebbiosa del paesaggio; il sentimento di libertà emanato in quel frangente gli fa superare le difficoltà, del tutto simile, e probabilmente il riferimento non è casuale, al celebre capolavoro degli anni 2000, l’inglesissimo Billy Elliot.

 

Dal 14 aprile 2022 con la durata 90 minuti. Distribuito da I Wonder Pictures.

Condividi su: