Al Manzoni la vita di una stella con “Avec le temps – Dalida”

Un’unica data Romana, quella di lunedì 29 maggio al Teatro Manzoni, per il ventennale di Avec le temps – Dalida, lo spettacolo scritto e diretto da Pino Ammendola e portato in scena da Maria Letizia Gorga.
Un viaggio nella biografia di Dalida, la splendida cantante che dall’Egitto arrivò in Francia e fece innamorare il mondo del secondo novecento.

Maria Letizia Gorga non sceglie l’impersonificazione, non diventa Dalida ma la racconta. La racconta da ascoltatrice innamorata, bambina che teneva con sé la fotografia della cantante adorata e che cresce con quella musica che le scalda cuore e anima.
Sul palco con lei il pianoforte di Stefano de Meo, il violoncello di Laura Pierazzuoli e i fiati di Luciano Orologi, ad accompagnare la musica e il canto.
In un equilibrio perfetto il racconto della vita di Dalida si fonde con le sue canzoni, interpretate dalla magnifica voce di Maria Letizia Gorga, che riesce a far innamorare il pubblico anche di sé.

Il palco è pressoché nudo, solo lo sgabello su cui siede l’attrice e il microfono a cui parla. Pochissimi oggetti, appoggiati sulla coda del pianoforte, raccontano qualcosa in più man mano che il racconto prosegue.
Come le prime pagine dei giornali che celebrano Dalida, o le copertine dei suoi dischi più celebri, che per decenni hanno riempito le case di tutto il mondo. E sale un po’ la nostalgia a pensare alla dematerializzazione che sta pian piano svuotando i nostri appartamenti, richiudendo la musica negli smartphone e nelle loro app. comodi, niente da dire, ma forse privi della magia di un tempo.

L’elegante abito da sera nero di Maria Letizia Gorga si adatta perfettamente al contesto formale che sembra richiedere la serata. Il palco è illuminato ora da luci tendenti al blu ora tendenti all’arancio, in un contrasto tra freddo e caldo, amarezza e gioia, che ricalca il racconto della vita di Dalida portato in scena.
Una vita di grandi soddisfazioni e di terribili sofferenze che l’attrice ci mostra senza nascondere nulla.
La giovinezza, l’inizio della carriera, la Francia, l’Italia, il pubblico che si innamora di quella sua voce nuova e meravigliosa.
E poi i lutti, il dolore, gli amori spezzati da un destino tragico che sembra volerle riservare una felicità a metà. Una carriera da sogno e un privato devastante.

In questo senso la rappresentazione che ne fa Maria Letizia Gorga funziona grazie a un climax ascendente che entra nel dolore di Dalida man mano che questo aumenta.
Piano piano anche la gioia che ha accompagnato il pubblico all’inizio, con le canzoni del passato pronte a svegliare vecchi ricordi, diventa malinconia, tristezza. Vediamo Maria Letizia Gorga e in lei vediamo Dalida soffrire, perdere chi ama e se stessa.
I toni si fanno sempre più cupi, sprofondiamo con la protagonista nel dolore che l’ha portata a scegliere di interrompere per sempre il suo tempo sulla terra.
Non importa quanto bene si conosca la vicenda umana di Dalida, la sofferenza si percepisce sempre come fosse la prima volta.

Una vita intera raccontata in poco più di un’ora di spettacolo, riassunta con la voce e le parole, senza neanche bisogno di foto e video. Il racconto e il canto di Maria Letizia Gorga sono stati sufficienti a evocare ogni immagine possibile, dalla più gioiosa alla più terribile.
Una vita dedita all’arte del canto raccontata attraverso l’arte teatrale.

Avec le temps – Dalida – Scritto e diretto da Pino Ammenola – Con Maria Letizia Gorga – Pianoforte: Stefano De Meo – Violoncello: Laura Pierazzuoli – Clarinetti: Luciano Orologi – Arrangiamenti musicali: Stefano De Meo – Organizzazione: pigrecodelta – Elementi scenici: Raffaele Golino – Coreografie: Jacqueline Chenal – Abito: Angelo Mozzillo

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