di Mario Claudio Cesario

Un omaggio a Gigi Proietti ad un anno dalla sua scomparsa

Applauso interminabile e lacrime di commozione per il nuovo docufilm di Edoardo Leo: “Luigi Proietti detto Gigi”

È il 2019 quando Edoardo Leo, attore e regista romano, inizia a girare un documentario su uno degli spettacoli più belli e simbolici del teatro italiano ed internazionale: “A me gli occhi, please” del 1976, che diventò un successo anzi, il primo grande successo dell’istrionico… Luigi Proietti detto Gigi.

In questo suo lavoro il regista sembra sdoppiarsi: è prima di tutto un fan che attraverso interviste inedite allo stesso Gigi, ai suoi amici ed allievi di una vita, che dal mattatore hanno tratto ispirazione, racconta un Proietti diverso.

Durante le riprese, il 2 novembre 2020, come un fulmine a ciel sereno, il grande maestro scompare lasciando sgomento ed incredulità; tutti orfani di un talento sempre rinnovato.

Edoardo Leo si ritrova così, dopo aver trasferito su pellicola le emozioni, i ricordi e i segreti di chi lo amava, davanti ad un bivio: portare sul grande schermo quel progetto o interromperlo definitivamente. D’accordo con la famiglia il lavoro continua e arriva oggi nel 2021 al Festival del Cinema di Roma, in un momento che ha visto il pubblico esplodere in un commosso applauso durato oltre 10 minuti con il sottofondo di risate e pianti di generazioni diverse.

Leo ha degnamente raccontato alle generazioni future cosa ha rappresentato Gigi Proietti con la sua vita e le sue opere teatrali e cinematografiche. Dal suo lavoro appare l’umiltà reale di questo immenso artista, che si manifestò anche quando il regista gli propose di girare un documentario sui suoi stessi successi ed il grande Gigi, inghiottito da un forte imbarazzo, rispose: “…poi vediamo.” Imbarazzo analogo che sembra abbia provato di fronte Eduardo de Filippo, il quale, stringendogli la mano, lo definì come suo degno erede per quel teatro tanto ricercato. Perfino Federico Fellini riconobbe la modestia ed grande e tangibile talento di Proietti, tanto da vederne sul palco la fiamma del sacro fuoco dell’arte, che arde nel cuore di ogni attore.

La manifestata timidezza di Gigi Proietti piaceva a tutti, perché lo rendeva uguale a tutti: uguale ai suoi fan, uguale a chi ne sentiva l’odore andandolo a vedere a teatro e anche a chi lo apprezzava dal divano di casa. Il maestro, epiteto che non amava sentirsi dire, non si è mai beato della sua grandezza perché proprio come un grande professionista era sempre alla ricerca di qualcosa da imparare.

Edoardo Leo con questo documentario Luigi Proietti detto Gigi ha regalato a tutti lo spettacolo nello spettacolo, ha riportato in scena quel grande attore capace di unire comicità e poesia, borghesia e popolo senza mai apparire banale, standing ovation dunque, applausi a scena aperta, perché quella poltrona vuota in platea vuol raccontare che Gigi continua a recitare e ad applaudire i grandi registi.

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