A Caracalla la Cenerentola di Nureyev cerca nuova magia

A Caracalla la Cenerentola di Nureyev cerca nuova magia. Se fosse la Hollywood degli anni ’30 l’ambientazione della fiaba per eccellenza?


Sotto il cielo d’estate, tra le mura millenarie di Caracalla, il teatro dell’Opera di Roma mantiene l’organizzazione e l’attenzione al pubblico che gli si riconosce anche durante la stagione invernale.
Inizia così il Festival estivo, che anche quest’anno porta Danza, Opera e Concerti all’esterno, aprendosi alla bella stagione.

La scelta per questo avvio è la Cenerentola di Prokof’ev, in scena fino al quattro Luglio, nella versione coreografata da Nureyev nel 1986, una versione dove la fiaba incontra il mondo moderno.
Siamo ben lontani dai castelli d’ispirazione tedesca, dai principi e dalle principesse a cui ci ha abituato il cartone degli anni ’30.
La Cenerentola di Nureyev vive a Hollywood negli anni ’30, il suo magico sogno è il cinema, la fata madrina un produttore disposto a realizzarlo.
Le ragazze del XX Secolo non sognano più il cavallo bianco, il trono e la corona tempestata di diamanti e rubini. Sognano le foto da diva sui rotocalchi, vestite da rinomati stilisti su red carpet internazionali.
Nureyev lo sa e mischia fiaba e sogno, ma forse un azzardo, anche se i riferimenti al cinema, da Charlot a King Kong.

Cenerentola – Rebecca Bianchi


Il balletto che porta in scena l’Opera, con Rebecca Bianchi nei panni di Cenerentola e Michele Satriano come Attore principale, non più principe perché non ci sono regni né titoli nello scintillante mondo di Hollywood.
Il balletto si apre con l’idea classica che abbiamo di Cenerentola, impegnata nei lavori domestici sotto lo sguardo malevolo della matrigna (un perfetto Giuseppe Depaio, che balla in punta con tutta l’arte immaginabile) e le due sorellastre (Susanna Salvi e Alessandra Amato). A loro il compito più arduo, quello della perfezione durante tutto lo spettacolo tranne che nel fingersi impacciate aspiranti ballerine; non vi è abilità più grande che smontare la propria capacità per immedesimarsi in apprendiste impacciate, e riescono senza problema alcuno.
C’è anche il padre in questa Cenerentola (Damiano Mongelli), vivo al contrario della narrazione a cui siamo abituati, ma perso nel suo mondo di assuefazione alcolica.

Tutto muta quando entriamo negli studios, dove il produttore (Alessio Rezza) e il regista (Antonello Mastrangelo), si dedicano anima e corpo al loro lavoro.
Il ballo al castello è da dimenticare, sostituito dalle riprese del film che faranno incontrare i due protagonisti.
Qui forse si perde la magia della fiaba, ci si allontana troppo da una storia nata per sognare.
Benché il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera sia perfetto in ciò che gli è richiesto il luccicante panorama cinematografico lascia un attimo basiti. Siamo usciti dall’infantile fantasia per il reale mondo del cinema, ma è qualcosa che ci aspettavamo? Eravamo pronti alle Stagioni che diventano sfilate di moda e alla zucca mutata in automobile, proiettata sullo schermo in un gioco di pixel che rischia di concentrare lo spettatore poco sul palco e più sul video?

La fine del primo atto lascia un attimo spaesati, ma la scenografia (di Petrika Ionesco) e i costumi (di Hanae Mori) risollevano gli animi nel secondo e nel terzo.
Qui sì, il lavoro di unione tra danza, favole e cinema funziona.
Funziona nel ballo dei protagonisti, nella ricerca spasmodica di fama e visibilità delle sorellastre, nei rintocchi delle ore, dodici ballerini che pian piano escono dal palco segnando la fine di un sogno, che sia d’amore o di carriera.

Ancora di più si torna all’antica idea di fiaba col viaggio dell’attore protagonista intorno al mondo, dalla Spagna alla Russia e fino in Cina alla disperata ricerca dell’amore, di cui non resta che una scarpetta.
L’iconica scarpetta, qui d’argento, brilla nella notte romana, punto luce del palco, spettacolo che da solo merita il plauso ai costumi.
C’è solo una donna che può calzarla alla perfezione, la donna che ha ancora l’altra, l’attrice scomparsa di colpo dalle riprese, Cenerentola.

Il passo a due finale è la magia che abbiamo tanto atteso, anche quando sembrava non essere destinata a comparire.
Non c’è Hollywood che possa competere con il classico e dolce ballo dell’amore ritrovato, che sia stato perso al castello o negli studi cinematografici.
Perché ci sono emozioni che le cineprese non conoscono, troppo intime e umane per rimaner vittime del progresso.

Cenerentola – Rebecca Bianchi


Direttore Alessandro Cadario – Coreografia E Regia Rudolf Nureyev – Supervisione Eleonora Abbagnato – Coreografia Ripresa Da Aleth Francillon, Gillian Whittingham, Benjamin Pech
Scene Petrika Ionesco – Costumi Hanae Mori – Luci Jean-Michel Désiré – Video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno

INTERPRETI PRINCIPALI

Cenerentola Rebecca Bianchi – Attore principale Michele Satriano – Le sorellastre Alessandra Amato, Susanna Salvi – Il Produttore Alessio Rezza – Il Maestro di ballo Claudio Cocino
Orchestra, Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’opera di Roma
Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento Opéra national de Paris – Fotografie: Fabrizio Sansoni

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