di Tonino Pinto*

 

 

”Organizziamoci, torniamo al live, così vogliamo salvare l’estate 2020”. Questo il messaggio lanciato dalle star della musica live, chiuse nelle loro residenze, fra la registrazione di un nuovo brano e messaggi vari di natura benefica in streaming attraverso i social, sognando di tornare quanto prima a quel faticoso ma vitale contatto diretto con il proprio pubblico, fonte della vita stessa dei divi del pop, i cui concerti live sono seguiti da migliaia di fans. ”Il virus ha fermato le mie canzoni” ha detto a Milena Gabbanelli,  Vasco Rossi. “Sono troppo frastornato, l’ispirazione verrà’ dopo, ma bisogna vivere senza perdersi mai d’animo”. Come cronista cinematografico, pensavo che il mondo dello star system fosse l’unica vera occasione per i fans di incontro con i protagonisti dei film attraverso le interviste programmate per gli addetti ai lavori e per il pubblico, i vari red carpet per foto, selfie e autografi di rito, aspettando ore il passaggio dei loro beniamini sotto il sole o la pioggia. Poi un giorno assistendo ad un concerto di Adriano Celentano con il quale ho lavorato capii l’importanza dei concerti dal vivo. L’organizzazione, il palco, la logistica, la sicurezza, le luci, la coreografia, ore di concerto in diretta con il pubblico così vicino che quasi ti può’ toccare; dietro le quinte quintali di adrenalina, sudore ma anche vita. Quella era la vera sintesi del successo, della popolarità’.

Qualche anno dopo coinvolto ad un concerto di Sting al Maracana’ di Rio de Janeiro, dopo un volo di quindici ore, rimasi così’ stordito dai decibel e dalla folla in delirio che crollai su una sedia sotto shock. Altro che cinema! Eppure molti anni dopo fu proprio grazie al cinema che scoprii la storia vera di Tony Vilar. Nel 2006 seguivo il Festival del Cinema di Roma per il TG1 della Rai e capitò una di quelle giornate dove occorreva inventarsi qualcosa per l’edizione della sera.  Su consiglio della bravissima producer andai a vedere la proiezione di un documentario dal titolo “La vera leggenda di Tony Vilar” diretto da Giuseppe Gagliardi. Il film appassionante come un thriller di razza, raccontava il mistero che avvolgeva la scomparsa decenni prima di Tony Vilar, star della musica il cui vero nome era Antonio Ragusa. Non solo In Argentina ma in tutto il Sud America e nel mondo aveva raggiunto il successo con una canzone sola, la famosa “Cuando calienta el sol” dei fratelli Rigual. Il successo era tale che negli anni sessanta la versione cantata da Tony vendette in Argentina un milione di copie e i suoi concerti erano così richiesti che arrivava a farne anche quattro al giorno. Vilar era la grande star al culmine di una carriera favolosa. Fisico da latin lover, capigliatura folta e corvina, voce suadente e swing alla Sinatra.

Le fan impazzivano per lui. Ma tutto finì una sera dopo l’ennesimo concerto, quando assalito come al solito dalle ragazzine, una di queste nel tentativo di strappargli una ciocca di quei capelli che arricchivano il suo fascino, gli portò via una grande parrucca che rimase nelle mani della ragazza fra le risate generali. Una condizione insopportabile, per il “nostro eroe” che messo così a nudo fuggì e nessuno per anni seppe più niente di lui, fino a quando la troupe di questo piccolo delizioso film, non decise di mettersi alla caccia di Antonio Ragusa. Dopo una serie infinita di ricerche e indizi lo ritrovarono nel Bronx a New York a vendere macchine usate, ma sempre con la stessa voglia di musica. Tony Vilar non c’era più’ ma Antonio Ragusa aveva ancora voglia di cantare. La sera alla proiezione ufficiale del film c’era anche lui, Tony Vilar, un grande cappello marinaresco copriva quella maledetta calvizia, pantaloni bianchi, stivaletti a punta e un gran sorriso finalmente ritrovato. Non c’era la folla oceanica dei suoi famosi live ma alla fine del film il pubblico in sala gli tributò un grande applauso e lui si tolse finalmente il cappello!!! Ha ragione Vasco Rossi: ”Passato questo momento oscuro l’ispirazione verrà’ e torneremo anche noi a vivere”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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